I buoni, Marco Ciotola

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Pensai alle loro vite, alle vite di mamma e Martino e a tutte quelle altre esistenze, che proseguivano senza di me e andavano avanti comunque. Anzi, andavano avanti.

Durò un attimo, forse la porzione di un secondo, ma successe.
Mi dimenticai di me. Dimenticai di esistere.

Sabato 15 ho fatto da relatrice per la presentazione presso Bookstorie (una libreria carinissima a Roma, fermata Libia, che vi consiglio di recuperare come meta librosa il prima possibile) del libro che vedete in foto, 180 pagine edite Alter Ego Editore al prezzo di €13.
Un libro dove la parola chiave è “disillusione”.

Sinossi:
Ha deciso che è la fine, Giuseppe, perché l’istinto di conservazione è venuto meno. Prima, però, ci sono delle cose da sistemare, delle persone da sistemare: i centosettanta chili di mamma Giovanna, spettatrice di vite altrui; il persistente sorriso impacciato del fratello Martino, incapace di stare al mondo; lo spettro di papà Mario, poeta fallito, scappato via anni prima, le cui rime dozzinali e patetiche continuano ad aleggiare per casa.
Con l’aiuto di Dario – figura indecifrabile, con sprazzi di poteri paranormali – Giuseppe andrà ben oltre il lecito, mosso dall’obiettivo di mettere tutto in ordine per la sua famiglia, e farlo prima di una scadenza autoimposta.
Un romanzo da cui trapela ferocia, persino dalla sua ironia. Un esasperato spianarsi la strada verso la morte, ma pensando alla vita che viene dopo.

Cosa ne penso?
Lo stile semplice, l’utilizzo di un humor che Marco non ha definito “black” ma solo “humor” e l’utilizzo della prima persona aiutano il lettore a diventare parte della storia fin da pagina 1.
Il lettore è Giuseppe, perché infondo Giuseppe siamo un pò tutti noi. Chi non ha mai pensato di lasciar perdere tutto, di farla finita?
La differenza è che Giuseppe lo fa davvero, si dimentica davvero di esistere lui stesso, muore vivendo e vive per gli altri. “Vive”, va avanti, solo ed esclusivamente per aiutare le uniche due persone al mondo che gli sono rimaste care: la madre ed il fratello minore.
Iniziano così una serie di peripezie che vanno quasi a sfiorare il supernaturale per una cosa che forse l’uomo non può fare o forse si, abbandonarsi: si abbandona al caso, agli eventi che si susseguono, alle persone che incontra, alle passioni che lo abitano.
“I buoni” è un libro che ci fa vedere il bicchiere mezzo vuoto, per una volta, ci fa disilludere, piangere addosso, disperarci.
Per rialzarci? Non era nelle aspettative di Marco.
La sua intenzione era solo di mostrarci quanto di più marcio ci sia in questo paese: c’è riuscito.

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